rossomarketing.com

Zoe De Biasi: l’ambassador virtuale di McFIT e la sfida della nuova comunicazione AI-driven

Zoe De Biasi non esiste. O meglio: esiste nel mondo digitale, dove ha appena debuttato come ambassador ufficiale di McFIT, una delle più note catene di palestre in Europa.

Creata interamente con l’intelligenza artificiale, Zoe De Biasi è un volto nuovo per il brand, ma rappresenta qualcosa di più: un simbolo della trasformazione che sta attraversando il mondo del marketing, del fitness e della comunicazione. Scopriamo insieme l’ambassador virtuale di McFIT.

Un’ambassador che non suda (ma funziona)

Non è una sportiva vera, non ha vinto medaglie e non condivide storie quotidiane dal tapis roulant. Eppure, incarna perfettamente i valori che McFIT vuole trasmettere: forza, determinazione, aspirazione, performance.

Il suo volto è stato generato tramite strumenti di AI generativa. Ogni tratto, posa, espressione è stato creato per evocare un’identità coerente con il posizionamento del brand: motivazionale, giovane, visionaria.

Questa scelta solleva domande interessanti: serve ancora un testimonial reale? O basta che sia credibile e riconoscibile?

Il fitness si evolve. Il linguaggio anche. Avatar virtuale.

Zoe De Biasi rappresenta un nuovo tipo di comunicazione: ibrida, digitale e intenzionalmente artificiale. Non nasconde la sua natura virtuale, anzi, la rende parte del messaggio.

Parla direttamente alle nuove generazioni, sempre più abituate a interagire con contenuti creati da algoritmi, influencer virtuali e realtà aumentate.
E per McFIT, questo vuol dire adattare il linguaggio del brand a un contesto sempre più fluido, dove la coerenza visiva e narrativa può essere progettata con cura millimetrica — e senza limiti biologici.

I vantaggi (e i rischi) di un volto digitale

Scegliere un’ambassador generata dall’AI ha dei vantaggi evidenti:

  • Controllo totale sull’immagine

  • Nessun rischio reputazionale

  • Flessibilità creativa (look, ambientazioni, espressioni)

  • Costi contenuti nel lungo periodo

Ma ci sono anche dei rischi da valutare, soprattutto legati alla percezione di autenticità. In un mondo in cui le persone cercano connessioni reali con i brand, può un volto che non esiste generare fiducia?

La risposta è: dipende. Dipende da come viene raccontato il progetto, dal contesto in cui si inserisce e dalla trasparenza con cui il brand comunica questa scelta.

Il ruolo dell’agenzia: creatività e strategia con l’AI ambassador

Per un progetto come questo serve molto più di un tool di generazione immagini.
Serve una strategia narrativa, una direzione creativa solida e una visione chiara dell’identità del brand.

Il lavoro del supporto marketing è proprio questo: aiutare i brand a comunicare con coerenza, anche quando decidono di parlare con una voce completamente nuova.

Zoe De Biasi è un’esperienza, non solo un’immagine.
E McFIT ha scelto di guidare il cambiamento, anziché inseguirlo.

Il futuro della comunicazione non è fatto solo di persone, ma di idee forti, anche se artificiali.

Cosa ne pensi di questa scelta? È evoluzione o provocazione?